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I Musei dell’Olio in Italia

In vista delle vacanze – magari anche a settembre, quando il clima e la natura diventano più miti e si è più propensi ad abbandonare le spiagge per perlustrare campagne e borghi – vi proponiamo una selezione di alcuni tra i più interessanti musei dedicati all’olio extravergine e alla sua cultura in tutta la penisola, estratta dal libro Olio. Lo straordinario mondo dell’olio extravergine d’oliva di cui siamo autrici noi, Simona Cognoli e Luciana Squadrilli, e pubblicato da LSWR.

•Museo della Terra e dell’Olivastra di Seggiano
Si tratta di un progetto museale molto ampio che comprende la visita guidata all’olivo allevato con il sistema aeroponico e al frantoio Ceccherini dell’800, più la degustazione degli oli extravergine di oliva da varietà Olivastra Seggianese, tipica di tutta la zona del Monte Amiata, all’interno di una moderna oleoteca. Un vero e proprio “museo diffuso”, che porta il visitatore a fare un viaggio guidato fin dentro le radici di Seggiano e della sua terra. Per la sua ideazione e progettazione l’Amministrazione Comunale incaricò lo studio d’architettura Spazi Consonanti di Roma (di Mao Benedetti, Jacopo Benedetti, Sveva Di Martino e Vania Gianese) che coinvolse nella realizzazione gli artisti Gianandrea Gazzola e Stefano Scialotti. Sicuramente l’effetto più sorprendente del percorso è quello che si ha entrando nel cisternone in muratura alto 14 metri che nel passato serviva per contenere l’acqua piovana per poi lasciarla defluire attraverso delle canalizzazioni fino agli orti sottostanti. Al suo interno si possono vedere pendere dal soffitto le radici di un albero di Olivastra Seggianese, alimentate tramite vapore acqueo misto a sostanze nutrienti. L’ambiente viene lasciato quasi al buio, per riprodurre la condizione naturale del sottosuolo in cui si trovano le radici di un olivo. Uscendo dal cisternone e risalendo verso l’esterno, nella piazzetta sovrastante si possono osservare il tronco e la chioma dell’olivo. La Fondazione Le Radici di Seggiano, ideata e costituita dall’amministrazione comunale nel 2012, si occupa di promuovere le iniziative turistiche e culturali intorno alle “radici” di questo territorio, ricco anche di opere d’arte.

•Museo dell’Olivo e dell’Olio di Torgiano
Il complesso museale è situato in un piccolo nucleo di abitazioni medievali all’interno delle mura castellane e, insieme all’adiacente Museo del Vino, è gestito dalla Fondazione Lungarotti fondata nel 1987 da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti. Il percorso si snoda lungo dieci sale e offre informazioni sulle caratteristiche storiche e botaniche dell’olivicoltura, riferita in particolar modo a quella umbra, e sugli impieghi tradizionali dell’olio. Inoltre all’interno delle sale che furono sede di un vecchio frantoio attivo fino agli anni Sessanta del ‘900 si può ammirare una ricca documentazione relativa alla storia e all’evoluzione dell’arte olearia. Alcuni reperti archeologici, come gli alabastri che contenevano oli e unguenti profumati, sono dedicati alla dea Atena. C’è una sezione per il paesaggio, con le carte e gli appunti dei viaggiatori che durante il Grand Tour per l’Europa avevano modo di soggiornare in Umbria e ammirarne le bellezze naturali.

•Museo della Civiltà dell’Ulivo di Trevi
Il museo si trova negli spazi dell’ex convento di San Francesco, edificio del Duecento ristrutturato nel XIX secolo. L’itinerario porta il visitatore a conoscere la storia dell’olivo e dell’olio nel Mediterraneo. Attraverso la lettura di pannelli espositivi e alcuni meccanismi interattivi vengono date informazioni sulle varie tecniche di coltivazione ed estrazione che si sono evolute nel tempo. Nel museo trova spazio anche un’importante collezione privata di reperti archeologici legati alla simbologia dell’olivo e all’utilizzo dell’olio. Inoltre vengono raccontati i riti religiosi e i proverbi popolari della campagna umbra. A fine visita si entra in una sala dove si trovano un grande torchio a tre viti, costruito tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, e una macina in pietra tradizionale.

•Museo dell’Olio della Sabina
Ha sede nel centro storico di Castelnuovo di Farfa, con un percorso che si snoda dal Palazzo Perelli, edificio storico del Cinquecento, lungo le strade della cittadina e in alcuni suoi ambienti. È dedicato alla storia dell’olio della Sabina, riconosciuto come pregevole fin dall’epoca romana. Il progetto di restauro e allestimento è stato curato dallo studio d’architettura Spazi Consonanti, su iniziativa del Sindaco Domenico Giuliani. Il museo è stato inaugurato nel 2001. Ciò che lo rende unico sono le installazioni che per la prima volta artisti e maestri di fama mondiale come Alik Cavaliere, Gianandrea Gazzola, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa e Ille Strazza hanno dedicato all’olio, celebrando la permanenza della sua tradizione nella civiltà contemporanea. L’olio e l’olivo vengono interpretati e comunicati attraverso la poesia, la scultura e la musica. Si ottiene un effetto molto suggestivo che porta il visitatore a sperimentare un approccio multisensoriale durante il percorso museale. La sala multimediale, dedicata alla memoria, ha come protagonisti i volti dei cittadini di Castelnuovo di Farfa, con i loro ricordi visivi e sonori. La sala delle macchine dell’olio custodisce uno dei torchi più antichi della Sabina e un gruppo di giare in terracotta del XVII secolo. In un altro piano si trova l’ambiente perfettamente conservato di un antico frantoio, con una macina in pietra a trazione animale. All’uscita del museo è possibile visitare, poco distante, un antico forno comune del paese dove gli abitanti portavano il pane per la cottura, che oggi custodisce

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