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L’olio di oliva continua ancora a stupirci: ritrovata la bottiglia più antica del mondo

Nel 2018, durante le riprese del noto programma televisivo “Stanotte a Pompei”, Alberto Angela notò una bottiglia di epoca pompeiana in ottimo stato di conservazione e piena per metà di una sostanza cerosa e biancastra tra i reperti archeologici risalenti all’eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., conservati nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Il ritrovamento fu di così grande interesse che il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli – già in collaborazione con il MANN in un progetto avente come obiettivo quello di analizzare i reperti organici presenti nei depositi del museo – venne incaricato dello studio scientifico sul campione di materiale prelevato dalla bottiglia.

L’ipotesi riguardo il contenuto della bottiglia, vista anche la forma di questa, era che si potesse trattare di vino o di olio. Inoltre, il reperto venne esibito, per la prima volta, insieme a del pane appartenente alla stessa epoca, facendo così presumere che potesse essere una rappresentazione reale di un affresco pompeiano che figura proprio del pane e una bottiglia di olio d’oliva uguale a quella in esame.

Affresco olio e pane

Le analisi chimiche, svolte da un team di ricercatori coordinato da Raffaele Sacchi, professore di Scienze e Tecnologie Alimentari nonché tra i più grandi esperti a livello internazionale in campo, hanno recentemente dimostrato che il materiale presente nella bottiglia era proprio olio di oliva.

Nello specifico, i ricercatori hanno rinvenuto tracce di modificazioni chimiche tipiche dei grassi alimentari, alterati dai fenomeni precedenti alla nota eruzione del vulcano campano e dai quasi due millenni in cui la bottiglia è rimasta nell’anonimato. Più nello specifico, i trigliceridi si sono scissi in acidi grassi e gli acidi grassi insaturi tipici dell’olio di oliva hanno subito un processo ossidativo che ha generato molecole le quali, a loro volta, hanno reagito formando gli estolidi, dei composti piuttosto rari in natura e con delle proprietà chimico-fisiche che li rendono potenzialmente riferibili a diversi settori (come ad esempio quello alimentare e cosmetico).

L’origine di questo olio è, però, ancora sconosciuta. In quel periodo l’olio di oliva proveniva in gran quantità dalla Campania Felix – antica denominazione data alla regione Campania – e dal territorio occupato dall’attuale città di Venafro, dove tutt’ora l’olivicoltura svolge un ruolo fondamentale nella produzione di olio extravergine di oliva di gran qualità. Tuttavia, la scoperta di anfore appartenenti a territori quali il Nord Africa e la penisola iberica ci danno la prova inconfutabile che una parte di olio veniva importata dai paesi colonizzati dall’Impero Romano. Italia, Spagna, Africa o Grecia… quel che è certo è che l’olio di oliva è, da sempre, uno dei grassi vegetali più utilizzato e apprezzato, non solo per le sue doti alimentari.

Purtroppo non siamo ancora certi che gli effetti di una sua assunzione in una dieta equilibrata (o anche come prodotto cosmetico naturale) possano essere equiparati ad un elisir di lunga vita. Con un po’ di fantasia, però, possiamo prendere spunto dalla bottiglia di olio di oliva più antica del mondo e sperare in una nuova frontiera!

 

Di Giorgia Roncoli

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